“Sulla questione legata alle frodi e alla contraffazione non va abbassata la guardia perché i produttori agricoli sono tra i più penalizzati.

Per i produttori agricoli che lavorano ogni giorno sull’eccellenza si tratta di un danno economico e di immagine inaccettabile”, è questo il commento del presidente regionale della Cia (Confederazione italiana agricoltori) di Puglia, Raffaele Carrabba, all’indomani del sequestro di prodotti agroalimentari taroccati nel porto di Bari.

La operazione condotta dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Bari e dal Servizio Antifrode della Dogana ha portato al sequestro all’interno degli spazi doganali dello scalo marittimo barese di pesche sciroppate e olive in salamoia; tutta merce prodotta e confezionata in Grecia che presentava sulle confezioni diciture e simboli dell’Italia, che inducevano in errore il consumatore circa la reale origine del prodotto.

“Ancora una volta l’agroalimentare  deve fare i conti con simili situazioni – dichiara Carrabba -. Il sequestro operato a Bari conferma come continuano ad arrivare nei nostri porti  prodotti agroalimentari di incerta origine e per di più spacciati come italiani. Le nostre eccellenze agroalimentari fanno gola in molti sensi.  Occorre dunque rafforzare la sicurezza alimentare, attraverso la piena tracciabilità dei prodotti e delle materie prime e, più in generale, rafforzando la tutela del territorio e della sua identità. Il rafforzamento della legalità è importante per salvaguardare il mercato agroalimentare e la salute dei consumatori.

Un plauso, dunque, va alla Guardia di Finanza di Bari e alla Dogana – prosegue il presidente  della Cia Puglia – per avere scoperto e sequestrato tali prodotti. La guardia, dunque, non va abbassata perché occorre tutelare e garantire l’intera filiera, sia a vantaggio dei consumatori che dei produttori.

Al di là, poi, della incerta origine e della qualità di tali prodotti, è chiaro –prosegue Carrabba – che le pesche o le olive prodotte in Grecia sarebbero finite sul mercato italiano ad un prezzo nettamente inferiore rispetto agli stessi prodotti coltivati in Italia, truffando sia i produttori onesti ma anche i consumatori.

Il motivo è semplice: il costo della manodopera che negli altri paesi europei è nettamente inferiore a quello italiano. Le aliquote contributive di previdenza e assistenza sociale, infatti, a carico del datore di lavoro agricolo – conclude Carrabba – sono tra le più alte d’Europa”.

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