Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha deciso: stop alla trivellazioni nel mare Adriatico con il metodo Air Gun (tecnica di ispezione dei fondali marini eseguita con esplosioni continue di aria al fine di verificare la presenza sottomarina di idrocarburi). Le attività sono state bloccate dalla commissione tecnica nazionale di Valutazione dell’Impatto Ambientale (Via) e Valutazione Ambientale Strategica (Vas). La Global Petroleum, la società australiana con sede a Londra che nell’agosto 2013 aveva presentato l’istanza di permesso per la ricerca di giacimenti, voleva trivellare il mare al largo di Polignano, Monopoli, Bari, Giovinazzo, Fasano, Ostuni, Carovigno, Brindisi, Molfetta, San Pietro Vernotico e Torchiarolo. Il progetto della multinazionale petrolifera prevedeva un grosso impatto sull’ambiente marino, con grosse lacune nello stesso progetto, come «l’assenza di uno studio, certificato dalle principali istituzioni scientifiche nazionali e internazionali che si occupano della cetofauna, che contenga il crono-programma, che limiti gli impatti sui grandi cetacei, contenente maggiori dettagli sui periodi di osservazione e avvistamento di mammiferi marini, capodogli». Alla società australiana, con sede a Londra, viene inoltre contestata «l’assenza di una relazione costi-benefici sui quantitativi previsionali di idrocarburi estraibili in questa zona dell’Adriatico e di uno studio approfondito sull’impatto e i tempi di esecuzione delle indagini geosismiche». Il provvedimento è stato accolto molto positivamente da tutto il mondo politico locale che negli anni scorsi aveva apertamente manifestato la contrarietà al progetto di trivellazione costiera.

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