Il movimento “in Comune”, che ha appena portato al consiglio comunale di Fasano Vito Bianchi, ha tenuto negli ultimi giorni tre intense e partecipate assemblee sulle sorti del locale presidio ospedaliero. “Siamo stufi ” si legge nella nota diffusa dal movimento ” dei balletti di cifre e delle ambiguità , secondo cui ciಠche resta del nosocomio fasanese chiuderà i battenti entro l’estate o al massimo entro la fine del 2012: vogliamo chiarezza e trasparenza. L’ospedale fasanese è stato sistematicamente spogliato, negli ultimi anni, per precise scelte politiche. Di contentini e soluzioni-tampone la cittadinanza ne ha abbastanza. E’ giunto il momento che il diritto alla salute non sia più prerogativa esclusiva di politici e di medici politicanti, avvezzi a curare solo gli interessi personali, nè di manager che ragionano col pallottoliere sui tagli ai posti-letto e sulla chiusura dei reparti. Dinanzi al naufragio di una vecchia politica, incapace di affrontare razionalmente e umanamente temi così delicati, è ora che i cittadini si riapproprino di un ospedale che sia funzionante e completo, come è stato per lungo tempo il nostro nosocomio. Fasano costituisce il più popoloso Comune della provincia di Brindisi ed è, insieme, molto periferico rispetto al capoluogo con le sue pertinenze sanitarie. In estate, poi, la popolazione residente a Fasano aumenta di migliaia di unità , in virtù di cospicui flussi turistici. Troppi chilometri dovrebbero quindi percorrere i pazienti del territorio fasanese per essere curati adeguatamente. Troppa strada ci sarebbe fra le esigenze ospedaliere immediate di un bambino, o di un anziano, e una struttura posta a più di un’ora di automobile. Pertanto, per evidenti ragioni demografiche e geografiche, l’ospedale fasanese non puಠe non deve essere ridimensionato o chiuso, tutt’altro: riteniamo che il presidio ospedaliero di Fasano vada nuovamente potenziato, razionalizzando le risorse e riattivando o consolidando reparti quali il pronto soccorso, la chirurgia, l’ostetricia, la pediatria e la medicina. Rifiutiamo l’idea che il rientro dal deficit della sanità a livello regionale debba effettuarsi coi soli tagli di questa o quella struttura: se un ricoverato (ed è un caso da noi accertato in queste ore) costa sei-settecento euro al giorno e, per essere dimesso, deve attendere oltre una settimana prima di una TAC da effettuare in un altro ospedale (a sua volta al collasso), è evidente che qualcosa non va nell’organizzazione sanitaria. Finchè non verrà aperto e reso fruibile un nuovo polo d’eccellenza, i Fasanesi pretendono quindi di poter contare, in loco, su un ospedale adeguato alle proprie necessità . Basta coi proclami e le marce avanti o indietro di rappresentanze istituzionali inutili. Il movimento “in Comune” è pronto ad azioni non solo di informazione capillare, ma anche di viva protesta, per risvegliare le coscienze dei Fasanesi e salvaguardare il sacrosanto diritto di tutti alla salute”.

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