La cerimonia promossa dal Comune di Fasano e coordinata dal Comando Provinciale dei Carabinieri – Presenti numerose autorità e i figli della vittima di mafia Nando e Rita Dalla Chiesa
Domenica mattina, 17 maggio, a Fasano è stata solennemente scoperta la targa viaria dedicata al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, situata nei pressi della locale Caserma dei Carabinieri.
Alla presenza di numerose autorità istituzionali, rappresentnati delle asociazioni d’arma e combattentistiche, degli studenti del Liceo di fasano aderenti a Libera e di un pubblico numeorso, la cerimonia si è aperta con l’esecuzione dell’inno nazionale da parte della banda dell’Ass. Culturale musciale “i. Ciaia”; Alla lettura della biografia del Generale è seguita la cerimonia di scopertura della targa, di benedizione d aparte del Vicario vescovile, mons. Sandro Ramirez e gli interventi delle autorità.
L’iniziativa, nata dalla sinergia tra l’Assessorato alla Toponomastica del Comune e il Comando Provinciale dell’Arma, ha vissuto il suo momento più toccante con la presenza dei figli del Generale, Rita e Nando Dalla Chiesa, e con l’intervento della figlia Rita la quale ha offerto un ritratto intimo del padre, unendo il rigore delle istituzioni alla sensibilità dell’uomo sottolineando anche il legame tra lei e la città di Fasano dove spesos è ospite per iniziative editoriali e per trascorrere le vacanze.
A fare gli onori di casa il sindaco Francesco Zaccaria e la vicesindaco, nonché assessore alal toponomastica, Luana Amati.
Il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa è stato una delle figure più emblematiche e coraggiose nella storia recente delle istituzioni italiane, un uomo che ha legato indissolubilmente il proprio nome alla difesa della democrazia contro le minacce del terrorismo e della criminalità organizzata. Il suo straordinario spessore investigativo emerse con forza durante gli “anni di piombo”, quando gli venne affidata la guida della lotta contro le Brigate Rosse. Come capo del Nucleo Speciale Antiterrorismo, dalla Chiesa rivoluzionò le tecniche d’indagine dell’epoca, introducendo l’uso strategico degli infiltrati e intuendo l’importanza dei primi collaboratori di giustizia. Questi metodi innovativi e rigorosi si rivelarono decisivi per disarticolare la rete eversiva che stava minacciando lo Stato.
Forte di questi successi, nella primavera del 1982 venne nominato Prefetto di Palermo, in un momento in cui la Sicilia era insanguinata da una feroce e spietata guerra di mafia. Lo Stato lo inviò nell’isola per contrastare Cosa Nostra con la stessa fermezza usata contro i terroristi, ma il Generale si trovò ben presto ad agire in una condizione di profondo isolamento politico e istituzionale, senza ricevere quei poteri speciali che riteneva fondamentali per condurre una lotta efficace. Il tragico epilogo si consumò la sera del 3 settembre 1982, a soli quattro mesi dal suo arrivo a Palermo, nella drammatica strage di via Carini. Un commando mafioso affiancò l’auto su cui viaggiava il Generale, uccidendo lui, la giovane moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo. Il suo sacrificio ha lasciato un’eredità morale immensa, trasformando la sua figura in un simbolo eterno di legalità, senso del dovere e fedeltà assoluta allo Stato.
